Alla ricerca delle panchine giganti

Hai mai avuto voglia di ritornare bambini? Allora una gita alla ricerca delle panchine giganti è quello che fa per te.

Già da un po’ volevamo andare a vedere queste famose panchine ma ogni volta che ci troviamo nelle Langhe il tempo è sempre tiranno. Questa volta, visto che saremmo stati a Monticello d’Alba per quattro giorni ci siamo ripromessi di ritagliarci una giornata solo per questo.

Cosa sono le panchine giganti?

Per capire meglio tutto occorre domandarsi: chi è Chirs Bangle?

Chirs Bangle è nato a Ravenna, Ohio, U.S.A. nel 1956. Designer, inizia la sua carriera alla Opel nel 1981; poi nel 1985 continua nella Fiat. Nel 1992 fu nominato come primo American Chief of Design alla BMW. Fu responsabile nell’aver portato i design di BMW, Mini e Rolls Royce nel ventunesimo secolo. Mentre era alla Fiat progettò la Coupé.

Nel 2009 si licenziò dalla BMW e si trasferì a Clavesana dove fondò assieme alla moglie Catherine la Chris Bangle Associates , una ditta di consulenze relative al design. E fu proprio fuori dalla sua casa di Clavesana che fece costruire la prima panchina gigante progettata da lui.
Nacque la Big Bench Community Project e a oggi sono state costruite ben 44 panchine giganti. La BBCP è nata per sostenere le comunità locali, il turismo e le eccellenze artigiane dei paesi in cui si trovano le Panchine Giganti, è un’iniziativa no profit promossa da Chris e da sua moglie per unire la loro creatività con quella degli artigiani della zona.

Sono immense, colorate e se le troverai in una bella giornata di sole, come è successo a noi,  ti sentirai pervadere da un’immensa gioia.

Ma non credere che sia facile trovarle e forse il bello sta proprio nella ricerca. Noi siamo rimasti un po’ delusi quando non siamo riusciti a trovare quella di Vezza d’Alba, quindi la sera stessa, nella casa vacanze dove alloggiavamo, ci siamo messi di buona lena con il portatile e, aiutati da google map e un quadernetto, ci siamo attivati per una ricerca dettagliata e programmazione per il giorno dopo, tutto dedicato a loro: le panchine giganti. (Santo Google!).
Abbiamo disegnato un itinerario particolareggiato per evitare il fallimento, da effettuare nella giornata del tre novembre.

Cinque panchine: ce la faremo?
No, non siamo riusciti a vederle tutte e cinque ma siamo rimasti contenti del risultato ottenuto, perché ingenuamente non pensavamo che ci saremmo innamorati di Monforte d’Alba.

Ma procediamo con ordine. Anzi con una premessa: secondo te, la sera prima della gita, chi è che è scivolata e caduta uscendo dalla vasca dell’idromassaggio? Piacere, mi chiamo Cinzia e maiunagioia è il mio secondo nome. L’alluce del piede sinistro nero sotto l’unghia, una notte in bianco a vedere le stelle, ma non quelle in cielo; per fortuna (nella sfiga occorre anche un po’ di fortuna) niente di rotto. Però ammetto che ero preoccupata: ci sarebbe stato molto da camminare. Invece è andato tutto bene, solo che non mi vedrete seduta sulle panchine nelle foto, per non sfidare troppo Murphy (alcune panchine non hanno aiuti per salire e non me la sono sentita di rischiare).

Prima tappa: Alba, località Scaparoni, panchina gigante azzurra.
Partenza subito dopo la colazione, da Monticello d’Alba, dove alloggiamo. Le note sul quaderno dicono: “dopo rotondona a sinistra, Rinaldi carrozzeria, strada Sottoripe, primo incrocio a sinistra, chiesa di San Rocco, parcheggio.”
Chiaro come il sole, no?
Da casa mi ero stampata tutti i luoghi dove vendono il Passaporto per le Big Bench. Dopo aver provato di esserci stato (di solito basta una foto e a volte lo fanno sulla fiducia) ti mettono un timbro, proprio come nei passaporti che tutti conosciamo.

Quindi, prima di dirigerci verso la panchina siamo andati nell’Agriturismo lì vicino, la gentile ragazza ci dice che può mettere il timbro ma che è sprovvista di passaporto.
Nuuuuuuuu! Che delusione! Vogliamo il passaportooooo!!!
Pazienza.
La delusione passa alla vista della panchina azzurra. È bellissima e io e Mauri ci divertiamo a fare foto tra un selfie stick preso dai cinesi per due euro e mezzo, che funziona ogni due per tre, il caldo che si comincia a sentire e quel po’ di foschia che impedisce la fantastica vista.

 

Panchine giganti

Panchine giganti

Soddisfatti, siamo pronti per la seconda tappa: la Morra, panchina gigante rossa.
L’unica nota sul quadernetto dice: osteria del vignaiolo. Così poco? Eh, sì, questa strada Mauri la conosce bene. In questa osteria abbiamo festeggiato il suo compleanno lo scorso anno. Ma era sera, con una nebbia che si tagliava col coltello, poi non sapevamo ancora dell’esistenza delle panchine giganti. A La Morra manca un luogo dove comprare e farsi timbrare il passaporto.
Arriviamo assieme a degli scrondi che per fortuna si fermano poco, fanno due foto e vanno via. Bravi, andate, il panorama lasciatelo a noi. Le distese delle vigne la fanno da padrona e con la giornata di sole fai come Mauri: prendi un bel respiro e ti rilassi.

La terza tappa è quella che ci scombussolerà il programma: Monforte d’Alba, panchina gigante viola.
Le note sul quaderno dicono: “ufficio del turismo”. Parcheggiamo lì vicino, l’impiegata non ha (uffi!!!) il passaporto ma ci spiega come arrivare alla panchina e che possiamo approfittare dell’esibizione a cielo aperto di “Monforte contemporanea” (se vi trovate da quelle parti, visitatela, c’è fino all’11 novembre).
Il percorso è tutto in salita liguria style o come dice Mauri: capra style. Mentre ci inerpichiamo proprio come capre passiamo davanti a un cartello che attira la nostra attenzione: osteria dei catari.
Siamo appassionati della storia dei catari ed è stato emozionante scoprire che anche a Monforte d’Alba hanno vissuto questi particolari cristiani sterminati dalla religione cattolica.

Langhe

Langhe

Tratto dal sito dell’osteria (scritto in un italiano abbastanza improbabile ma lo riporto come è, visto che hanno messo il copyright):

I Càtari a Monforte d’Alba

Un gruppo di cristiani abitarono la rocca di Monforte all’inizio del XI secolo. Girardo, il capo carismatico, spiegando i Vangeli, trovava argomenti contro la corruzione, il malcostume del clero di quel tempo e le gerarchie religiose. I loro costumi e del loro credo sapevano di eresia, come ad esempio l’assoluta castità nel matrimonio, la figura del “Pontefice che assolve, ma non è quello di Roma”, il finire la vita tra tormenti per evitare i tormenti eterni. Ariberto d’Intimiano, Vescovo di Milano, informato che in Mons Fortis si praticava una inaudita eresia, mandò a chiamare Girardo il quale confermò la dottrina dei Càtari (dal greco Katharòs, puro). Espugnato il castello, tentò con pazienza di riportarli sulla retta via, ma i potenti della città, timorosi che quelle strane idee prendessero piede nel capoluogo lombardo, fatta erigere contro il volere di Ariberto una grande croce da una parte e acceso un fuoco dall’ altra, imposero a Girardo ed ai suoi seguaci la scelta tra abbracciare la croce, o la morte nel fuoco. La storia dice che essi scelsero il fuoco. Era il 1028.

Sulla fiducia, prenotiamo per le 12.45 e sono già le undici e venti, dobbiamo sbrigarci a salire. Perdiamo un po’ di tempo per visitare la mostra che è itinerante e molto ben fatta.

La panchina è occupata ma la famiglia ce la cede dicendo che si sono dilungati fin troppo; ogni tanto si incontrano persone gentili ma li capiamo, è difficile andare via. Arriva altra gente e l’ora di pranzo si avvicina.

Panchine giganti

Panchine giganti

Pausa pranzo.

Quarta tappa (con la panza piena): Dogliani, panchina gigante azzurra.
Il quaderno dice: panchina gigante Dogliani, vicino alla Torre civica dell’orologio. Passaporto: Bar Riviera, piazza Umberto, 1.
Mauri, dopo aver parcheggiato l’auto lontano dal centro, ripete a ogni passo Bar Riviera, piazza Umberto, 1 come fa Dori in Alla ricerca di Nemo, e finalmente riusciamo a trovare il passaporto!
Avrei baciato volentieri la signora del bar che ce lo timbra sulla fiducia.
Solita salita per capre ma le note sul quaderno sono precise e la torre si vede fin dal paese di Dogliani. Il panorama è fantastico, e ormai sono le quattro.

Vogliamo tornare a Monforte e a Scaparoni per farci mettere i timbri, poi a casa cercheremo di capire come far timbrare il passaporto per la panchina de La Morra. Questa storia delle panchine giganti è un continuo work in progress e noi veniamo spesso da queste parti. Rinunciamo alla quinta panchina che avevamo adocchiato, quella fucsia di Santa Rosalia d’Alba, ma ormai sappiamo come cercarle e prima o poi riusciremo a scovarle tutte.

Appendice e riflessione (dopo una settimana).
Scopro oggi, dopo aver contattato la gentilissima Fiorella di Big Bench Community Project, che la panchina gigante de La Morra non fa parte del loro circuito e quindi non sarà possibile vedere un timbro sul passaporto a lei dedicato. Peccato. E per quanto riguarda i passaporti, sono gli esercizi che decidono quanti tenerne, quindi suggerisco a tutti, prima di effettuare la visita alle panchine di cercare il passaporto. In Francia esiste una cosa simile, itinerante, riguardante i siti dei paesi catari, però il passaporto, nel lontano 2013, lo trovammo in tutti i siti, anche i più piccoli (poi mi chiedono perché preferisco andare all’estero).

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