E-bike: Moustache – Test race 6

Le biciclette a pedalata assistita, o e-bike, sono in commercio ormai da qualche anno ma non è da molto che si trovano modelli di e-bike dedicate al fuoristrada più impegnativo.

Alla vista di questi primi modelli realizzati per l’all mountain, l’enduro o addirittura il downhill la mia curiosità è aumentata di giorno in giorno con il desiderio di provare le potenzialità di queste nuove mountain bike.
I biker più giovani o più “integralisti” sono piuttosto critici nei confronti delle e-mtb, ma è innegabile, sopratutto per chi non ha piu’ trent’anni o ha poco tempo per allenarsi, il contributo che questi mezzi danno al divertimento senza che tu debba crollare dalla fatica.
Infatti, uno dei maggiori argomenti a sostegno delle e-mtb è che con queste bici, anche se non si è super allenati, si riesce a fare percorsi più lunghi o con maggior dislivello nello stesso lasso di tempo.
Sempre più spesso noi appassionati di MTB dobbiamo ritagliarci il tempo per la nostra passione tra mille impegni e non vorremmo però rinunciare ai percorsi che ci piacciono.
Con queste bici cambia decisamente la nostra prospettiva, soprattutto se siamo più interessati alla natura, al divertimento o alla compagnia di chi condivide la nostra passione, piuttosto che alla prestazione fisica.
Attenzione però che, al contrario di quello che sostiene qualcuno, questi mezzi non vanno da soli, per avere l’assistenza del motore bisogna pedalare altrimenti non ti spinge, qui non c’è l’acceleratore: sono le tue gambe che spingono, solo che oltre ai muscoli c’è anche un motore elettrico che ti aiuta, sta a te decidere quanto.
Tra i vari marchi che hanno proposto modelli di e-mtb c’è la francese Moustache, un piccolo costruttore che ha deciso di produrre solo biciclette a pedalata assistita puntando su design e alta qualità.
Tra i modelli proposti da Moustache bike la Samedi 27 Race colpisce subito per il design molto pulito e aggressivo, i tecnici francesi sono riusciti a integrare nel telaio, in maniera molto elegante, la batteria standard Bosch mantenendo la possibilità di estrarla senza particolari difficoltà.
Inoltre hanno disegnato un telaio con geometrie tipicamente enduro, gli angoli sella e sterzo adeguati per un utilizzo molto “fun”.
Per me, questo mezzo è diventato presto l’oggetto del desiderio e, dopo averlo visto dal vivo per un paio di volte, ho iniziato a cercare qualche rivenditore che avesse dei modelli da provare.
Finalmente, dopo lunghe ricerche, ho trovato la Samedi 27 Race 6 addirittura da noleggiare presso Rent a Bike Riviera Ligure ad Arenzano, gestito dal mitico Marco Dal Mas del negozio Azzari di Genova Sestri Ponente.
Dopo aver prenotato il noleggio, mi presento bello bardato la mattina alle 09:00 in punto, orario di apertura del noleggio, ma trovo un biglietto sulla porta con scritto: “Oggi apertura ore 10:00” (!).
Finalmente, alle 09:50 arriva Marco che dice qualcosa per scusarsi dell’apertura posticipata ma io sono talmente impaziente che non capisco di cosa va blaterando e gli consegno subito i miei pedali per montarli sulla Moustache.
Anche se è arrivato dopo l’orario concordato, Marco mi assicura che ho la mezza giornata per fare il mio test e fino alle 14:00 la “Race 6” sarà tutta per me.
Pedali montati, modulo compilato, ultime regolazioni e via si parte!
Non è la prima volta che pedalo su una e-bike con motore Bosch, il leggero ronzio del motore che spinge mi è già familiare e, contrariamente a quanto sostiene qualcuno, a me piace anche. Parto con il livello di assistenza più basso (ECO) e già sento la spinta del motore anche se sto percorrendo la ciclabile che dal porticciolo di Arenzano mi porterà a Cogoleto da dove salirò verso Sciarborasca.
La postazione di guida è ottima e, nonostante la bici sia una taglia M, risulta simile alla mia Canyon Strive e questo mi dà subito un ottimo feeling con la bike.

Comincio a salire verso Sciarborasca, c’è una bella rampa all’inizio della salita e provo e passare in modalità TOUR di assistenza alla pedalata, metto un rapporto più agile e salgo spedito facendo uno sforzo sui pedali piacevole e duro quanto basta.
Un occhio al computerino e vedo che sto salendo a circa 12 Km orari, niente male.
Poi la salita spiana e ritorno alla modalità ECO.
Arrivo a Sciarborasca e imbocco la strada dell’Eremo del Deserto fatta tante volte per raggiungere Faie, da dove parte la carrareccia per il monte Beiga: è una stradina stretta e praticamente priva di traffico, tutta saliscendi e scorci sul torrente Arrestra. Ci sono tante deviazioni laterali, sentieri, stradine che magari in qualche giro di tanti anni fa ho anche fatto e mi viene voglia di imboccare ma proseguo spedito verso l’Eremo dove faccio una piccola sosta.
Poco dopo aver ripreso a pedalare vedo un bel sentiero sulla sinistra e mi ci fiondo senza pensarci troppo, è in leggera salita, non so dove va ma lo percorro fino ad arrivare a una radura dove il sentiero termina con una piccola nicchia, nella quale è inserita una piccola Madonna.
Giro la bike, mi avvio in modalità TOUR e la Moustache parte come un razzo, le gomme plus possono anche sembrare esagerate ma danno una confidenza e sicurezza tale che gli ostacoli, invece che evitarli, li affronti deciso; le sospensioni (ottime anche se non sono i soliti marchi noti) e la geometria fanno il resto, il divertimento è assicurato.
Riprendo la strada principale e arrivo la bivio dove, salendo a destra arriverei a Faie e poi sul Beiga mentre a sinistra vedo il sentierino in costa che mi ha suggerito Marco per il rientro.
Il computer indica quattro tacche, quindi ho ancora parecchia autonomia perciò decido che posso almeno tentare di arrivare alla cima del Beigua. Poco dopo Faie inizia lo sterrato che salendo regolarmente, almeno nella prima parte, arriva fino alla cima.
Non esagero con l’assistenza, sono in grado di faticare un po’ e, soprattutto, non ho ancora confidenza con la durata di una batteria, non vorrei ritrovarmi a secco. Salendo ci sono un sacco di deviazioni laterali e, dopo una sosta per rifocillarmi con una merendina, mi infilo in una strada che parte decisa con una bella rampa.
È il momento di mettere l’assistenza in SPORT visto la pendenza decisa, rapporto più agile e via, le “gommazze” non si schiodano dalla traiettoria impostata e i ventidue e passa chili della Race 6 salgono come se niente fosse, veramente impressionante.
Riprendo la salita verso il Beigua, sento un po’ di stanchezza nelle gambe, ora ci sono molte più rampe decise e terreno smosso, uso più spesso l’assistenza in SPORT anche perché se procedo troppo piano i tafani mi assalgono. Sono ormai al limite delle nuvole cariche di umidità che avvolgono la cima del monte Beigua quando l’autonomia della batteria scende a 3 tacche, mi fermo un attimo a riposare e medito sul da farsi, probabilmente riuscirei ad arrivare alla cima ma non so poi se ho abbastanza autonomia per il ritorno ad Arenzano; non avendo abbastanza esperienza con le e-bike decido di iniziare a scendere anche perché salendo ho notato un sentierino invitante e vorrei provarlo. Arrivo al sentiero e mi ci fondo dentro, so che probabilmente è un taglio che mi riporterà sulla carrareccia principale; infatti è così, dura poco ma mi consente di provare la Moustache in discesa. Purtroppo le sospensioni son un po’ dure per il mio peso piuma ma le sensazioni di grande stabilità e sicurezza son confermate, vale la pena di risalire e rifarlo ancora un paio di volte a velocità un po’ più sostenuta!

Ritorno al bivio da dove parte il sentiero suggerito da Marco che comincia con una rampa decisa ma è sufficiente inserire la modalità TOUR per superarla in scioltezza, poi la pendenza si placa e inizia un bellissimo “single trail” in costa, con qualche passaggio più tecnico ma non esagerato e dove l’assistenza del motore ti toglie da ogni eventuale impiccio, seguo il trail sino a un bivio dove vedo tracce di ruote grasse scendere a sinistra; le seguo anche se Marco in realtà mi aveva detto di tenere la destra.
La pendenza aumenta ma è ancora “umana”; il fondo, invece, è tipicamente “ligure”, ovvero: sassi, canaline, gradoni, radici e poi di nuovo sassi. Il sentiero, però, è molto battutto e si nota chiaramente una linea creata dai continui passaggi. Ci vorrebbe il giusto settaggio per le sospensioni, infatti i miei polsi e le mie braccia cominciano ad andare in crisi, fortunatamente le gomme plus fanno il lavoro “sporco” e si mangiano tutto senza incertezze, sembra di stare sopra a una moto.
Arrivo in fondo e, vedendo la fattoria dove termina il sentiero, mi ricordo che anni fa ero già sceso da lì ma era completamente diverso. Mi ritrovo così nuovamente sulla strada dell’Eremo del Deserto, ormai è l’una e penso che ho fatto bene a non tentare la salita al Beigua, non sarei riuscito a riconsegnare la bike per l’orario stabilito.
Ritorno a Sciarborasca dove faccio una sosta, la batteria segna ancora 3 tacche, consumo in discesa praticamente nullo!!

Arrivo a Cogoleto e mi rilasso sulla bellissima ciclopedonale realizzata sul vecchio tracciato ferroviario che mi riporta ad Arenzano. Arrivo alla casetta del noleggio con la batteria ancora a 3 tacche e Marco mi conferma che sarei salito al Beigua  e tornato senza esaurire tutta la carica. Spettacolo!
Ora è tempo per un panino con le acciughe e una birra gelata al chioschetto sulla passeggiata.
Moustache promossa a pieni voti.

 

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