Film per la tv: The Colour of Magic

Cocktail magico

Prendi uno scrittore famoso come Terry Pratchett: geniale, brillante, tipicamente britannico.
Aggiungi un grande attore come Tim Curry (lo indico per primo perché è uno dei miei idoli, sono di parte).
Metti un pochino di Christopher Lee (una scorza), ancora un po’ di Jeremy Irons (un’altra scorza) e per il restante aggiungi senza problemi: David Jason e Sean Austin; ricordandoti di guarnire il tutto con l’emittente inglese SkyOne (diciamo che è l’oliva che non guasta mai nei cocktail).
Otterrai così un cocktail magico: The Colour of Magic – film per la tv (versione DVD).

Ho adorato questo film sin dalla prima battuta.
Si tratta di un adattamento dei primi due libri di Pratchett appartenenti al ciclo del Discworld: the colour of magic e the light fantastic.
La vicenda narrata nel dvd, ovviamente, è diversa rispetto ai libri ma lo spirito è talmente affine al modo di raccontare di Pratchett che l’autore stesso ha accettato di apparire nella produzione con un cameo.
La storia è troppo lunga da raccontare, ma un piccolissimo riassunto posso farlo (parlo della storia del film-tv, non di quella dei libri).
Dopo 40 anni passati nella Unseen University, un mago di nome Ricewind viene espulso perché durante tutti quegli anni non ha praticamente imparato neanche le basi della magia.
Non è colpa sua, da giovane il povero Ricewind ha guardato nell’Octavo, il più potente libro che accorpa gli otto più potenti incantesimi esistenti. Uno di questi otto incantesimi gli è finito dentro il cervello. Così da quel giorno non può più impararne altri perché gli incantesimi hanno paura a stare insieme a uno di quelli dell’Octavo.
Ricewind incontra il primo turista venuto in visita a Ankh-Marpok, Twoflower (un agente assicurativo proveniente da un mondo lontano) e il suo baule (con tanto di gambe per camminare e soprattutto correre).
Ricewind è costretto dal Patriarca (uno splendido Jeremy Irons) non solo a far da guida a Twoflower ma deve anche assicurarsi che il giovane turista non subisca né furti, né aggressioni per tutta la durata del suo soggiorno.
Ne succedono davvero di tutti i colori, e il racconto procede per quasi tre ore di divertimento. La bravura degli attori è fuori discussione. A parte quelli citati all’inizio, c’è Brian Cox che dà la voce al narratore ed è bellissimo riuscire a capire ciò che dice, doppi sensi e frasi idiomatiche comprese.
Molto suggestiva è la voce di Christopher Lee che impersona Morte, uno dei personaggi più sfigati e divertenti di tutta la saga. Qui abbiamo una Morte che deve fare i conti sempre con la Legge di Murphy, Morte continua a far visita a Ricewind ma quest’ultimo, protetto dall’incantesimo che ha nella testa, continua a scamparla.
E poi che dire di Tim Curry. Lui è il cattivo della storia, così pungente, ironico… proprio cattivissimo. Non ci avrei visto altri a interpretare la parte di Trymon, un mago che vuole a tutti i costi diventare ArchChancellor dell’Unseen University.
Cosa cambia rispetto ai romanzi di Pratchett? Molto. Molti personaggi (e scene) sono stati eliminati o ridotti di molto per permettere l’adattamento televisivo. Ogni taglio, a mio avviso, ha un suo senso, anche se a prima vista può sembrare inopportuno. Altri aspetti, invece, come il personaggio di Trymon e tutto ciò che ruota attorno all’Unseen University, sono stati ampliati, persino il comportamento dell’Octavo nei confronti di Ricewind è diverso. Beh, si chiamano apposta adattamenti, credo. Ma se è piaciuto a Pratchett, perché non può risultare gradevole anche ai suoi lettori?
Consiglio la visione di questo film-tv anche a chi ha già letto i libri di Pratchett e lo troverà diverso, perché sono sicura che siano comunque tre ore piacevoli da trascorrere; è anche un buon esercizio per allenare l’orecchio all’inglese, un inglese come solo a York ho sentito parlare.

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