La 24 ore di Le Mans di Ci: non solo motori

La prima volta che assistetti alla 24 ore di Le Mans, nel lontano 1991, rimasi affascinata dall’atmosfera che si respirava attorno al circuito della Sarthe. Personaggi variopinti provenienti da tutto il mondo ridevano assieme, bevevano assieme, mangiavano e, allo stesso tempo, si appassionavano ai piloti in gara. Non era come una gara di Formula 1, non si trattava di una gara qualsiasi.
All’epoca, in Italia, sulla 24 ore di Le Mans non vi era l’attenzione mediatica di adesso; non c’era nessuna parata dei piloti né dedicaces: o eri appassionato di motori e gare di prototipi o ne avevi solo sentito parlare in maniera vaga.
Dai racconti di Mauri mi era venuta voglia di vederne una dal vivo e quando abbiamo deciso la data del nostro matrimonio l’abbiamo fatto includendo la tappa a Le Mans, durante la 24 ore, nel viaggio di nozze.

Edizione del 1991
Qui devo andare a memoria ma alcune cose mi sono rimaste impresse:
1) il campeggio. Anche adesso lo devi prenotare molto prima (noi consigliamo di farlo non appena si possono acquistare i biglietti della gara). Non so se sai com’era la connessione internet nel 1991, praticamente inesistente; il posto che avevamo scelto si trovava a quasi un chilometro dai bagni. Per andare in bagno in qualsiasi ora del giorno o della notte i maschi sono avvantaggiati, io mi ricordo di aver usato lo spazio tra l’avantenda e la tenda alla notte perché pioveva talmente forte che non me la sono sentita di uscire.

La nostra tenda

La nostra tenda a Le Mans 1991 (quella viola)

2) i sentieri erano tutti sterrati, non ti dico com’erano ridotti con la pioggia, so solo che nel primo albergo nel quale siamo stati dopo, ho fatto la doccia più lunga della mia vita.

La nostra 24 ore di Le Mans 1991

“Strade? Dove andiamo noi non ci servono strade!”

3) gli anglosassoni. Sono i più organizzati e simpatici durante questi eventi, e la precisione maniacale con la quale assemblano le tante lattine (o bottiglie) vuote di birra mi stupisce ancora oggi.

La nostra 24 ore di Le Mans 1991

24 ore di Le Mans 1991

4) l’ombrello gigante della Silk Cut Jaguar. Lo avremmo ancora adesso, ma ce l’hanno rubato in un albergo a Cogne qualche anno fa. Avevamo preso anche felpe e magliette, quelle si sono usurate. Ci sono rimaste solo le foto a ricordarcele.

Edizione del 2016
Per festeggiare il nostro venticinquesimo anniversario abbiamo pensato di fare un viaggio includendo le tappe fondamentali del nostro viaggio di nozze, ossia Parigi e la 24 ore di Le Mans.
Certo le differenze sono state molte. Io, tre giorni di campeggio selvaggio come facemmo nel 1991 non sarei riuscita a sopportarlo.
Stavolta avevamo Google Maps e non una cartina cartacea ad aiutarci a delineare il percorso.
Un’offerta delle ferrovie francesi del TGV e la prenotazione l’anno precedente di un appartamento vicino a Le Mans hanno fatto il resto.
La casa costava veramente poco, forse perché era stata appena messa in affitto per le vacanze. Ci siamo affidati al caso.
Devo essere sincera, non lo facciamo mai se dobbiamo prenotare in Italia, però all’estero non abbiamo mai trovato sorprese spiacevoli.
Tranne per il treno al ritorno, ma quella è un’altra storia.

La 24 ore Mans. Non solo ci siamo divertiti molto nel 2016, ci siamo tornati nel 2018 e quest’ultima edizione la ricorderemo con più affetto per aver incontrato persone che Mauri già conosceva frequentando un gruppo facebook di fans italiani della 24 ore di Le Mans.
Nell’edizione del 2018, poi, il tempo è stato clemente. Nel 2016 ha piovuto quasi tutta la settimana, ha smesso solamente quando ci siamo decisi a comprare un paio di mantelle, di quelle che non ti permettono di respirare ma evitano che ti bagni come un pulcino.
La settimana è piena di eventi, si comincia al lunedì con la “pesage” che si svolge nella città di Le Mans; al martedì si continua al circuito con l’apertura dei box e le “dedicaces” dei piloti; al mercoledì e al giovedì ci sono le prove e le tribune sono aperte a tutti; venerdì mattina c’è l’apertura dei box al pubblico mentre al pomeriggio c’è l’emozionante parade dei piloti sempre in città; e poi al sabato inizia la gara che termina la domenica.

Edizione del 2018
Nell’edizione del 2018 siamo stati ospiti nella stessa casa del 2016 ma siamo arrivati al lunedì, lasciate le valigie ci siamo fiondati a Le Mans. Ormai sappiamo dove lasciare l’auto in un posteggio non a pagamento per prendere il tram che ti porta in centro, ci siamo persi la pesage ma alcuni piloti erano ancora in giro. Mauri ha potuto conoscere un suo mito, Henri Pescarolo; e siamo riusciti a farci un selfie con il mitico Bruno Vandestick, lo speaker ufficiale della 24 ore di Le Mans.

Bruno!

Incontrato il simpaticissimo Bruno Vandestick

Eravamo curiosi di incontrare il team italiano dell’allora Cetilar Villorba Corse, ora Cetilar Racing; perché la loro partecipazione nel 2017 l’avevamo vissuta da telespettatori e ci avevano entusiasmati con il loro italian spirit of Le Mans.
Quindi al martedì, durante l’ora e mezza delle dedicaces, abbiamo tralasciato i box affollati tipo quelli della Toyota (saremmo ancora in coda adesso) e ci siamo fermati a chiacchierare gran parte del tempo con Giorgio Sernagiotto, Roberto La Corte e il terzo pilota di quell’edizione, il simpatico Felipe Nasr.

Cetilar a Le Mans 2016

Dedicaces a Le Mans 2016

Mi sono fatta guidare da Mauri, che sa tutto di questa gara, per riconoscere e fare autografare il programma ufficiale da piloti, conosciuti e non.
Mercoledì e giovedì sono i giorni delle prove.
Ci è dispiaciuto tantissimo dell’incidente della Villorba (sempre forza 47!) ma per fortuna il pilota era illeso anche se la macchina completamente distrutta.
Ci è voluta la forza di volontà e tenacia di tutto il team per rimettere insieme l’auto che è potuta partire al sabato.
Quindi il venerdì pomeriggio, alla parata, abbiamo fatto sentire tutto il nostro affetto per i partecipanti ma in particolare per i piloti dell’auto numero 47, mentre i loro tecnici stavano ricostruendo la macchina.

Quasi al termine della parata abbiamo incontrato vis-à-vis Marco e Pino, e insieme abbiamo cenato in una crêperie, parlando della passione che accomuna tutti quelli che vengono in questi giorni a Le Mans.
Sabato mattina abbiamo bighellonato per il circuito; di certo non ti annoi, tra negozi, bar, giostre; quest’anno per fortuna niente pioggia, solo sole e caldo.
Per la gara ci siamo accomodati nei posti in tribuna (è l’unica cosa che puoi prenotare all’ultimo momento, noi lo abbiamo fatto qualche giorno prima di partire da casa), e poi fino a sera è stato un susseguirsi di camminare per trovare posti per fare panning (per chi non lo sapesse, il panning è una tecnica molto usata in fotografia per riprendere soggetti in movimento; io mi diverto a filmare e fotografare chi fa panning), e quando stanchi tornare a sedersi in tribuna. Abbiamo cenato con i nostri amici e fatto altre foto in giro. Poi fino a quando Mauri ha retto siamo rimasti in tribuna.

La domenica mattina alle nove eravamo già nuovamente al circuito e ci siamo rimasti fino a fine gara.
Già solo a scriverne mi viene nostalgia, e in questi giorni che la seguiremo da casa la malinconia si farà sempre più forte. Ma comunque avremo degli amici che faranno foto e filmati sul posto per farci sentire con loro e chissà, forse l’anno prossimo saremo lì di nuovo.

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