Trasloco: attivare le utenze

ovvero le rocambolesce avventure di un cittadino italiano qualunque

20 gennaio 2009

Quando ci si trasferisce da una città a un’altra, la parte più difficoltosa non è quella di trovare una casa decente, prima o poi succede, ma bensì quella di attivare le nuove utenze domestiche, ossia: il telefono, l’elettricità, il gas.


Sia che si vada a stare in una casa mai abitata o già precedentemente abitata, il problema è sempre lo stesso.
Come, il subentro non è più facile rispetto a un nuovo contratto?
Scordatevelo, almeno qui in Italia.
L’Italia, per chi non se ne fosse accorto, è già un paese federalista, perché in ogni regione (a volte anche solo un comune diverso ma nella stessa regione) le regole cambiano, almeno per quanto riguarda la residenza.

Il telefono – fase 1

Sono stata cliente Telecom per anni. Che culo, dirai.
Be’, per noi che siamo internet-dipendenti, o quasi, poteva sembrare un sogno.
Vai nella tua paginetta Telecom, che nessuno ti ha mai disattivato anche se da un anno non sei più loro cliente, digiti il tuo username, la tua password ed ecco che ti appare, come per magia, tutto ciò che ti serve.
Nella nuova abitazione il telefono era l’unica utenza staccata completamente, quindi per logica non restava altro da fare che un nuovo contratto.
Ma io ho il mio username, la mia password nel sito del 187, che volete che sia! C’è l’apposito tastino da cliccare, liscio come la seta, no?
No.
Si apre una popup che mi dice: il servizio è momentaneamente sospeso.
E te pareva!
Forse dipende dal collegamento che ho della concorrenza, magari il sig. Telecom lo sa e non gli aggrada.
Armata di santa pazienza, è il 5 gennaio 2009, alzo la cornetta del telefono e compongo il 187.
Dopo il solito disco che ti dice quale numero digitare (e devi mantenere la concentrazione per non perderti il passaggio che ti interessa) ti inseriscono a contatto con un operatore, non prima di averti spaccato i timpani con quella musichetta del beep e una voce che ogni tanto ti avverte: non agganciare per non perdere la priorità!
E sia mai che perdo la priorità!
Orgòn, orgòn, facite o miracolòn!, penso, incrociando le dita delle mani e anche quelle dei piedi.
Il tizio è gentile (almeno!) e sembra competente, anche se parla da solo. Cioè, fa quello che spesso molti operatori al computer fanno quando operano al computer. Ripete ad alta voce i passaggi che sta facendo. Penso sia normale, capita anche a me, a volte, specie se sono da sola. Se c’è Mauri, invece, che mi fa: “Eh?”, evito di parlare, aehm…
Tornando all’operatore, si accorge che sono cliente Telecom, mi snocciola il mio codice fiscale con una sicurezza che mi impressiona favorevolmente. Mi chiede i nuovi dati, mi assegna già il nuovo numero di telefono e mi spiega, sempre con gentilezza e accuratezza:
– Lei, fra un paio di giorni, attacca il telefono nella nuova casa (gli ho spiegato che l’apparecchio ce l’ho già, che il router per l’adsl anche, che non voglio l’offerta “tutto incluso” perché stavolta vorrei telefono e internet separati… il tutto incluso è come fastweb: se salta la corrente resti senza linea telefonica), digita questo numero (magico, penso io) e segue le istruzioni che le verranno date.
Tutto lì? Così semplice? Mooooooooooooooo’, ma quanto si sono evoluti alla Telecom! Non saranno in grado di farti fare il contratto via internet, ma se è così semplice…

Enel – elettricità – fase 1
Siamo al 7 gennaio, sera, sono già a Tradate, a casa dei miei, quelli del Trasloco (loro sì che sono mitici! e sul serio) mi hanno già smontato i mobili ad Aosta, e io mi sono sorbita “cinque ore cinque” di treni vari, con la neve che non voleva smettere di venire giù, almeno fino a Novara; ma adesso sono qui, in camera di mio fratello, con Mauri vicino.
Avevo provato, ingenua, ad Aosta, a fare il subentro per l’enel via internet. Ma non riuscivo proprio a registrarmi, tanto che ho pensato: o ce l’hanno pure loro con fastweb, oppure è il mio vecchio mac che non gli piace.
Ma ora sono qui, circondata da computer, mac e pc, con la connessione tiscali di mio fratello.
Ci riprovo.
Registrazione al sito dell’Enel.
Scegliere un username.
Facile.
Mica tanto. O scegli tra quelli proposti o col cavolo che ti pigliano quello che vuoi.
Vabbè, pazienza, non capisco ma mi adeguo, diceva Ferrini.
Scegliere una password.
Facilissimo. Vorrete mica suggerirmi anche la password, no? Sì, eccome. Alcune cose, come un richiamo all’username, non si possono assolutamente usare. Per chi mi avete preso? Ma chi sei, una banca on line? Uff, vabbè, sopravvoliamo anche qui. Perché ora viene il bello.
La fatidica e importantissima, per loro, “domanda se ti dimentichi la password”.
Lo so che non è molto usuale, ma spesso mi capita più facilmente di ricordare dei numeri, perciò che male c’è a impostare la domanda: La risposta alla domanda fondamentale, oppure, Il numero di scarpe.
Niente da fare, la risposta alla “domanda se ti dimentichi la password” non può essere più piccola di cinque lettere.
Ma vaff!
No, non ho messo ma vaff (anche se ci stava, ma non sapevo come porre la domanda), bensì alla domanda: Siete scemi? La mia risposta è: certo.
C-e-r-t-o = cinque lettere.
Un po’ scazzati, passiamo alla fase vera e propria. Il subentro. Stavolta è facile, basta digitare il codice del precedente utente, immettere i nuovi dati, il contatore è elettronico, ci pensano loro a prendere la lettura (che cmq io mi sono segnata, si sa mai…).
Wow! Fatto!

Enel – gas – fase 1
Ora passiamo al gas. Visto che sempre di Enel si tratta, io, ingenua, penso che non occorre fare null’altro che ritornare nella home page, ormai sono registrata, cliccare nella parte riguardante il gas, et voilà, il gioco dovrebbe essere fatto.
Dovrebbe.
Macché.
I pulsanti della pagina del gas sono enormi, quasi a dire: lo sappiamo che siete cecati, così ve li mettiamo belli grossi.
E non avrei nulla da ridire, se funzionassero!
Chi ha fatto il sito dell’Enel andrebbe torturato a vita, e ve lo dice una che è pacifista convinta!
Le parole “subentro immediato” scritte a caratteri cubitali ci attirano immediatamente.
Subentro immediato.
Hanno un che di solenne.
Immediato un par de balle!
Innanzitutto ti chiedono se sei cliente enel gas. No, non lo sono, perché ad Aosta la ditta erogatrice di gas era privata e nulla aveva a che fare con l’Enel, e poi se devo fare un subentro, sarà ben la persona che lascia il contratto, quella da cercarne il numero cliente, no? Comunque cliccando “no” alla domanda se sono cliente di Enel gas, si apre una pop up che mi dice: impossibile andare avanti, mancano dei cookies.
What?!
– Carlo???? Mi mancano dei cookies! – urlo io all’altra parte della stanza, dove il mio fratellino, ignaro, si sta godendo una puntata di Dexter all’altro computer.
– Ma che dici? – risponde lui, stoppando il telefilm e togliendosi le cuffie. – Hai tutti i cookies attivati, controlla.
Controllo.
È vero.
Mi rivolgo alla pagina web, un pochetto stressata, lo ammetto.
– Allora siete davvero scemi!
Mio fratello, appoggiato da Mauri, propone: – Forse è il mac… prova a farlo con winzoz…
Odio fare queste cose, perché il mio odio per winzoz ha origini lontane e profonde.
Sospiro e mi adeguo.
– Fallo tu – gli dico – che sai dove mettere le mani.
Lo faccio entrare nella pagina di Enel energia, log in con il mio username e la mia password, lo faccio andare nella sezione gas, e si ricomincia la trafila.
Anche su winzoz i pulsanti sono enormi e Subentro immediato dà ancora quella sensazione di solenne.
Sei cliente enel gas?
No.
Pop up.
Impossibile continuare.
Stavolta il vaff è partito a tre voci.
Il giorno dopo ho telefonato al numero verde, il tizio al telefono era meno disponibile e simpatico di quello della Telecom, di uno scazzato unico, ho rischiato di insultarlo, ma in fondo tre anni di lavoro in libreria mi sono serviti e non ho detto nulla. Però ho pensato: c’è chi pagherebbe oro per lavorare come fai tu, almeno abbi la decenza di comportarti gentilmente con gli utenti, pezzo di scemo!

Enel – fase 2
Incredibile, oggi è il 20 gennaio, e il plico di Enel gas mi è già arrivato a casa, da compilare e rispedire; quello di Enel elettricità, fatto via web, no…
Sarà stato scontroso e antipatico, l’operatore, ma almeno è risultato più efficiente del web.
Come al solito occorre compilare due fogli ostici (vogliono sapere proprio tutto della casa, particella –quella catastale non quella di sodio–, e robe simili… manco che cambiassero, in un appartamento, di anno in anno… roba solo italiana, credetemi, i colleghi svizzeri di mio marito – i pochi – ridono ancora adesso, quando glielo ha raccontato).

Il telefono, fase 2
Io ho provato subbbbito con 4 b, a digitare il numero, una volta attaccato il telefono a casa, già l’8 di gennaio.
Hai sentito qualche rumorino, tu?
Io no.
E così, eccomi di nuovo il 12 gennaio (ho aspettato abbastanza) a digitare il 187, dal telefono di casa dei miei, per dirglielo.
La signorina mi fa (stavolta è una signorina, ma è sempre gentile):
– Allora deve venire il tecnico.
Ma va? Ma chissà che pensavo, io!
Appuntamento per il 19.
Arriva il tecnico e mette tutto a posto lui. Incredibile, pure l’adsl è già attiva. Però ho perso ben 14 giorni, nel senso che se non avessi avuto i miei ai quali appoggiarmi, mi sarei stressata ancora di più.

In attesa che arrivino anche i plichi da compilare di telecom e di enel elettricità, sono andata in comune per il cambio di residenza.
Qui, al contrario della Valle D’Aosta (in qualsiasi comune della VDA devi presentarti fisicamente e rispondere alle loro domande come a un interrogatorio stile serie televisiva poliziesca) ti danno dei moduli da compilare.
A me piacerebbe sapere che gli frega a quelli dei comuni italiani (tutti, indistintamente):
a) il nome di entrambi i genitori
b) il numero del codice fiscale e della carta d’identità, se poi gli devi dare le fotocopie delle suddette
c) la data del tuo matrimonio…
… e ci risiamo con le metrature della casa, vano per vano. Ora dico, è un appartamento, è stato già abitato dai proprietari… che pensano, che facendo il trasloco si siano portati via una stanza intera, o un pezzo di corridoio o di muro? E il catasto che esiste a fare? Mi devo mettere a misurare le stanze col metro, rischiando di sbagliare? Beh, ho fatto come hanno fatto a suo tempo i padroni di casa, hanno ricavato le misure dalla pianta catastale. Che saranno sbagliatissime, ma almeno abbiamo messo gli stessi numeri.
Poi uno dice che il trasloco è stressante. A me il trasloco in sé non ha stressato per niente, imballare e/o sballare la roba è sicuramente più rilassante che occuparsi del resto (utenze e cambio di residenza), credimi. E per fortuna io avevo tutto il tempo del mondo, non oso pensare a quei poveretti che per fare queste cose devono prendersi dei permessi dal lavoro.

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