Viaggio in UK: tre giorni a Londra

Tre giorni pieni per visitare Londra, ti sembrano pochi? Forse lo sono,  ma in questi tre giorni siamo riusciti a rivedere musei dimenticati, assistere a scene che solo a Londra, e abbiamo scoperto angoli nuovi di una delle nostre metropoli preferite.

Londra, 27 giugno 2017

Oggi è il giorno in cui andremo a visitare la Pink Floyd Exhibition al museo Victoria and Albert Hall.

Veloce colazione in hotel, che come ha già detto Cinzia è minimal ma a noi va bene. Prendiamo il bus 74 che ci lascia proprio davanti all’ingresso del museo.Non sono ancora le 10, orario di apertura; c’è un po’ di coda, stavolta all’inglese, ma non molta; appena aprono in meno di cinque minuti arriviamo alla biglietteria dedicata, facciamo i biglietti e andiamo… sì, ma dove? Il V&A è enorme, dispersivo, non riusciamo a trovare le sale della mostra. Chiediamo a una inserviente del museo la quale, con la solita gentilezza ci indica dove sono le sale. Ultima tappa per le cuffie che, una volta indossate, si sintonizzeranno da sole sui vari video.

La mostra inizia con la riproduzione del mitico furgone Bedford nero e bianco con cui i Pink Floyd cominciarono la loro fantastica carriera. Io sono troppo di parte e il viaggio attraverso la storia di questa iconica band è stato veramente emozionante, ma anche chi non è cresciuto come me a pane e Pink Floyd dovrebbe vederla.

Tutto è realmente curato e presentato in maniera impeccabile. Tantissimi cimeli, poster, foto, oggetti di scena; video esplicativi, registrati sia dai membri della band che da altri legati alla loro storia; strumenti, come per esempio la batteria di Nick Mason ispirata all’artista giapponese Hokusai; cabine telefoniche, con dentro pezzi di storia del decennio raccontato. Un racconto cronologico della storia della band britannica.

Incredibile e in puro spirito Pink Floyd l’ultima grande sala, nella quale ci hanno chiesto di toglierci le cuffie e lasciarci andare alla musica. Qui, proiettate sulle quattro pareti scorrevano immagini di concerti o videoclip. Noi abbiamo visto High Hopes e poi Comfortably Numb. Audio sonoro perfetto, gente pietrificata in silenzio assoluto. Brividi!!!

Dulcis in fundo mega-shop con quantità infinita di magliette (presa solo una) e ogni ben di Dio dedicato ai Pink Floyd.

Se volete saperne di più, vi rimando all’articolo sulla mostra che ho fatto a mente fredda (cliccate sopra la parola mostra), e  le foto fatte sono nella gallery, qui.

Siamo usciti con ancora i brividi e le belle sensazioni provate e, dopo un pranzo veloce da Pret a Manger, visto che ha iniziato a piovere, ci siamo diretti in bus verso Camden town.

Sosta al Brewdog pub per una birretta.

London

London

Al ritorno verso l’hotel assistiamo a una scenetta sul nostro bus. Alla fermata vicino a Oxford Street, un ragazzo appena salito sull’autobus sembra ripensarci e dice all’autista: “Posso scendere un attimo, c’è tizio (non siamo riusciti a capire il nome), vorrei fare un selfie con lui” e al sì dell’autista (!!) scende, si fa il selfie con un tipo che non riusciamo a riconoscere, e risale sull’autobus ringraziando l’autista.

Autista che probabilmente ci pensa un attimo, poi inserisce il freno a mano, scende e chiede al tizio se anche lui può fare un selfie con lui. Il tizio, gentilissimo, acconsente salendo sul bus.

Eravamo troppo indietro per capire chi fosse, pensiamo a un calciatore o ex calciatore; ma la scena, almeno per noi, è stata esilarante.

Se siete turisti e non avete fretta, Londra giratela in autobus, è più divertente!

Londra, 28 giugno 2017

Mattinata dedicata alla National Gallery, museo conosciuto in tutto il mondo che vogliamo rivisitare, soprattutto per le opere (e ce ne sono molte) del pittore veneziano Carlo Crivelli del quale ci siamo infatuati dopo aver visto i suoi dipinti alla Pinacoteca di Brera.

Lasciamo i nostri zaini al guardaroba dove, tanto per cambiare, troviamo un inserviente italiano. Ne approfittiamo per domandargli dove si trovano i quadri di Crivelli, in modo da partire con lui belli freschi.

London

London

Vediamo con calma e senza affollamento la sala con le opere di Crivelli e quelle dell’arte dedicate al Rinascimento, dove è esposta la seconda versione della celebre “Vergine delle rocce” di Leonardo.

Man mano che proseguiamo nella visita le sale si affollano sempre di più e noi, già abbastanza cotti andiamo a cercare le sale dedicate agli impressionisti. C’è un bordello di gente e molte scolaresche, ma cerchiamo di vedere un po’ tutto (sono presenti quadri di Monet, Manet, Degas, Pizzarro e i girasoli di Van Gogh).

Qualche foto la faccio ma più che altro per ricordarmi le opere di artisti che non conosco, però a un certo punto mi fermo a osservare quattro persone davanti a un quadro tutte intente a fare le foto col cellulare. E basta. Ma i quadri li guardate o li fotografate? Mah!

Dopo più di due ore di visita siamo già provati e decidiamo che va bene così, altrimenti ci sarebbe da starci tutto il giorno e vogliamo girare un po’ per Londra.

Usciamo e ci dirigiamo a piedi verso Westminster e il Big Ben, cercando un posto dove mangiare. Cinzia si ricorda di un bel locale lungo il Tamigi, proprio sotto il London Eye.

Vaghiamo un po’ in cerca del locale, Cinzia non ricorda il nome, un animale, pensa si tratti di elefante… ma poi appena lo vede le torna in mente: Giraffe. Aveva solo sbagliato animale.

Nota di Ci: elefante, giraffa… sempre animale è, giusto? Fine nota di Ci.

Anche qui personale è tutto italiano e spagnolo, non certo londinese. Questo ovviamente ci agevola ma non mi consente di sfoggiare il mio perfetto inglese (!!). Il locale è molto carino e di tendenza, cucinano un po’ di tutto, io prendo una sorta di tortillas con riso, pollo, fagioli; buona ma potentissima; Cinzia un hamburger di pollo con un sacco di roba.

Con la panza piena torniamo in zona Westminster, se tornassimo a vedere l’abbazia? Rinunciamo dopo poco: 22 pounds? Ma siete matti? Li spendiamo volentieri per i Pink Floyd, ma per una chiesa no.

Così optiamo per tutt’altro genere di monumento e, con il bus 211, andiamo a vedere “Stamford Bridge”, lo stadio del Chelsea.

Un’ora e mezzo di viaggio in autobus, però il percorso è uno spettacolo in quanto da Westminster attraversa i quartieri di Belgravia e Chelsea passando per Pimlico e la mitica King’s Road.

Pimlico Road London

Pimlico Road London

Nota di Ci: a me Pinlico ricorda la serie di libri che leggevo da ragazzina, i gialli per ragazzi; i Pinlico boys erano tra i miei preferiti. Fine nota di Ci.

Scendiamo alla fermata Chelsea football club, come suggerito dalla app del London transport pensando di vedere un grande spazio con in mezzo lo stadio, invece l’impianto sportivo che ospita fino a 42000 spettatori è perfettamente incastrato tra le case dei quartieri di Chelsea e Fulham. Purtroppo lo store ufficiale è in rifacimento, così facciamo una passeggiata e qualche foto lungo lo Shed Wall dove vengono ricordati i grandi campioni del team (tra i quali i nostri Vialli e Zola).

London

London

Torniamo verso Earl’s Court, dove ci sono un sacco di bei negozi e facciamo un po’ di acquisti.

Londra, 29 giugno 2017

Ultimo giorno pieno a Londra.

Sapevo dell’esistenza dell’Imperial War Museum da anni ed era una delle mete prefissate del nostro viaggio. È un museo che esiste dal 1920; dopo alcuni cambiamenti di sede, ora si trova nella zona sud di Londra di Elephant & Castle.

Imperial War Museum - London

Imperial War Museum – London

È costituito da un atrio centrale dove sono collocati alcuni tra i pezzi più imponenti del museo, tra cui un esemplare del micidiale V2 tedesco.

Il museo è diviso in quattro sezioni:

– prima guerra mondiale;

– seconda guerra mondiale;

– spionaggio e guerra fredda;

– le guerre dagli anni sessanta ai giorni nostri.

Ogni sezione è estremamente curata e interessante, ci vorrebbe una giornata intera per vedere accuratamente ogni sezione, ma quello che ci ha toccato più nel profondo è stata la mostra permanete: The Holocaust Exhibition, l’unica nella qualle non è consentito fare fotografie.

Nota di Ci. Qui io ho pianto, non mi vergogno a dirlo e con me, i molti ebrei e non presenti alla mostra: mi sono vergognata degli umani.  Fine nota di Ci

L’esibizione permanente relativa all’olocausto meriterebbe di essere mostrata nelle scuole di tutto il mondo per far capire ai ragazzi di oggi cosa significa veramente l’orrore del nazismo e del fascismo.

 

Dopo questa mattinata emotivamente toccante sentiamo il bisogno di qualcosa di frivolo (magari anche dolce) e visto che oramai siamo più vicini all’ora del tea che a quella del pranzo ci fiondiamo nel quartiere di Soho a cercare una tea room.

Mentre camminiamo lungo la via dei teatri (siamo scesi dall’autobus a Piccadilly circus), la app di Forsquare ce ne indica una a poca distanza e andiamo a vedere com’è. Non ci ispira molto, sembra un take away, allora optiamo per la seconda della lista.

Si chiama Maison Bertraux e a servire c’è una lady che sembra uscita da una fiction vittoriana della BBC.

Prendiamo un tea accompagnato da scones homemade e un’emorme dolcetto con crema e fragole, fondamentali!!!

tea room

tea room

 

Usciamo rinfrancati, quindi per ultimi acquisti e ricordini non ci rimane che continuare a bighellonare per Soho e poi spostarci a Covent Garden, che non è molto lontano.

Covent Garden è un altro quartiere ricco di gente, negozi, pub.

I negozietti più carini si trovano nel vecchio mercato ortofrutticolo e ci si trova di tutto. Ne scoviamo uno pieno di magliette fondamentali per noi nerds e ovviamente parte l’acquisto.

In un altro Cinzia si prende due pashmine a tema London e io due paia di calzini con London bus a due piani e cabina telefonica inglese, il tutto per dieci pounds!

C’è tempo per comprarci un po’ di cibo da mangiare in albergo e ci ritiriamo stanchissimi. Ma ci resta ancora una fatica: fare le valigie, domani si torna a casa.

Nota di Ci: la prossima volta mi informerò bene sulle pieces teatrali: questo, ad esempio, lo avrei visto volentieri. Fine nota di Ci

 

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